Cast Foto galerija
MARIA CALLAS MASTER CLASS/NOTE DI REGIA
MAJSTORSKA KLASA MARIJE CALLAS/RIJEČ REDATELJA
Mimesis e corona
Sono pochi quelli che non conoscono Maria Callas; a sentirla nominare muoveranno il capo in segno affermativo coloro che non hanno mai avuto occasione di ascoltare un brano d’opera in vita loro. Nonostante non abbia avuto una carriera molto lunga e nonostante il suo repertorio non sia stato vastissimo, Maria Callas è riuscita a diventare “la” primadonna assoluta. Il caso ha voluto che facesse la sua comparsa sulla scena al tempo del vinile e della stampa a colori, quando l’industria discografica era già discretamente evoluta, fatto che ha permesso di registrare il tono particolare della sua voce così da poterlo conservare per l’eternità, mentre i giornali scandalistici non facevano che sguinzagliare i loro paparazzi affamati di notizie in cerca di storie che riguardassero la sua vita privata e le sue avventure nell’ambito del jet-set.
Maria incantava tutti per la sua bellezza, l’intelligenza, la sua immagine, la dedizione verso il lavoro, ma soprattutto per il suo talento. Notevole fu la sua influenza sul belcanto che contribuì a svecchiare puntando l’accento sul signifiato della parola che veniva detta (cantanta), più che sulle leziosità virtuosistiche dell’esecutore. Con le sue sole forze è riuscita a riportare in auge un repertorio che sembrava già essere morto e sepolto, con la foerza del suo telento e del personale magnetismo è siuscita a diventare un mito dell’era moderna.
È particolarmente stimolante cercare di scavare in quel vespaio rappresentato dalla montagna di leggende che arrivano a sfiorare l’idolatria, e i tanti pregiudizi. Terence McNally ci ha offerto una solida e buona base da cui partire: un testo ambientato in un preciso momento storico (quando la carriera di Maria si sta avviando prematuramente verso il declino), mentre la nostra eroina viaggia sulle ali dei ricordi e ci intrattiene dandoci delle gradevoli lezioni sulla vita e sull’arte. Questa sorta di filo di spago teatrale con cui McNally ci allontana dal mito Maria Callas permettendoci di prendere le distanze da esso – ed offrendoci probabilmente in questo modo anche un alibi – ci dà la possiblità di confrontarci con il mito da una prospettiva che non deve per forza essere legata a una precisa dimensione temporale, gli Anni Settanta (il tempo in cui l’autore ha ambientato l’azione), e nemmeno di lasciare delle tracce degli Anni Novanta (il tempo reale, quello dell’autore), ma ci permette dare una nuova impronta, quella del 2005.
In questo 2005, nonostante l’inerzia presente generalmente a teatro, abbiamo deciso di liberarci dall’allienazione che ci deriva da un tipo di recitazione mimetica, sempre così poco convincente - e del resto se si pretende di arrivare al mimetismo ci si renderà conto che anche il film più scarso apparirà cento volte più convincente del miglior spettacolo teatrale.
Confessiamo pubblicamente che solo Cecilia Sofia Anna Maria Kalogeropoulou è in grado d’interpretare in maniera dignitosa Maria Callas e dichiariamo di non voler competere con lei. Per questo motivo abbiamo deciso coscientemente di muoverci nella direzione opposta: noi, gente di teatro, ritorniamo alle radici del teatro e ricerchiamo l’essenza, il distillato, il gestus de La Divine. E forse così, involontariamente, riusciremo a sostenere questa magnifica leggenda.
Lary Zappia
Mimesis i korona
Malo tko ne zna za Mariju Callas; na spomen će njezinog imena klimnuti glavom čak i oni koji u životu nisu čuli niti jedan jedini takt neke opere. Unatoč tome što joj je karijera bila kraća, a repertoar uži od uobičajenog, Maria Callas postala je prima donna assoluta. Stjecajem okolnosti pojavila se u vremenu vinila i tiskarske boje: diskografska je industrija bila već dovoljno sofisticirana da naboj njezinog glasa zabilježi za vječnost, a žuta je štampa neumorno slala svoje gladne paparazze u lov na njezine avanture u srcu jet-seta.
Maria je plijenila ljepotom, pameću, pojavom, posvećenošću, ali nadasve – darom. Stubokom je promijenila okoštali belcanto, stavivši izgovorenu (otpjevanu) riječ ispred glazbenih ukrasa i pjevačkih bravura. Na svojim je plećima podigla iz mrtvih cijeli jedan već gotovo zaboravljeni repertoar. Snagom svojega talenta i magnetizmom svoje osobnosti izrasla je u novovjekovni mit.
Dotaknuti se danas tog osinjeg gnijezda koje vrvi ili idolopoklonstvom ili predrasudama, posebno je sladak izazov. Terrence McNally nam je pružio zdravu i dobru podlogu: tekst ukotvljen u jednom vrlo preciznom historijskom trenutku (kad je Maria već dobrano na zalasku karijere) iz kojeg njegova junakinja pluta sjetnim bespućima prošlosti, držeći nam ljupke lekcije o životu i umjetnosti. Upravo tom dilatacijom kazališnoga kronotopa, McNally nam je dao prostora – a možda i alibi – za svojevrstan obračun s mitom o Mariji Callas, za perspektivu koja ne mora nositi ni povijesni pečat sedamdesetih (dramsko vrijeme), a niti fiktivni trag devedesetih (realno, autorovo vrijeme), već nam dopušta jedan novi otisak, onaj 2005.
Ove, 2005., kazališnoj inerciji unatoč, odlučili smo odbaciti otužnost i neuvjerljivost mimetičke igre; u toj je sferi i najjeftiniji film stoput uvjerljiviji od najboljeg kazališta. Javno priznajemo da samo Cecilia Sofia Anna Maria Kalogeropoulou može dostojno odigrati Mariju Callas i izjavljujemo da se s njom ne želimo natjecati. Stoga svjesno krećemo u suprotnom smjeru: mi, ljudi kazališta, vraćamo se njegovim korijenima i tragamo za esencijom, destilatom, gestusom La Divine. I možda tako, i nehotice, podupiremo jednu veličanstvenu legendu…
Lary Zappia